giovedì 15 settembre 2011

Marco

16 dicembre 2001

Le imminenti vacanze scolastiche spero mi daranno tregua dalle ripetizioni e mi lascino un po' di tempo, oltre che per dedicarmi allo studio, per stare con il mio ragazzo, Marco.
Io e Marco ci siamo conosciuti in un pub vicino alla ditta di mio padre, fondamentalmente l'ho circuito io, facendogli ovviamente credere che l'idea fosse sua, fino a spingerlo a mollare la povera Tania, sua allora convivente e che lavorava al White Bear dove Marcofa il barman. E' un ragazzo stupendo, il tipico uomo mediterraneo, capelli folti e neri, occhi scuri, profondi e penetranti, un fisico asciutto e tonico,  estremamente definito dalla palestra, mi ricordo che la prima volta che si è tolto la maglietta ho quasi avuto un mancamento, non avevo mai visto tanti addominali su un corpo solo, un vero spettacolo.
Se dapprima era un po' ombroso e poco convinto, ora è come cera nelle mie mani, lo sento totalmente dipendente dalla mia volontà e la cosa, se da un lato mi lusinga, dall'altro mi comincia ad annoiare, non ho mai amato le cose facile, e tanto meno le persone remissive.
C'è da dire che questo ragazzo mi ha fatto fare tante esperienze nuove, alcune francamente deplorevoli, come la cocaina, che purtroppo ora mi fa spesso compagnia durante le mie full immersion di preparazione degli esami per l'università, e che ho scoperto essere considerata alla stregua delle sigarette fra i miei compagni dello Iulm e le amcicizie che ne sono scaturite, ma è dei numeri circensi che mi ha insegnato a fare a letto che invece vado fiera.
Da piccolo Marco ha realmente frequentato la scuola circense ed è stato per molti anni un atleta della nazionale di pattinaggio artistico, e proprio per questo ha sviluppato una certa predisposizione al sesso acrobatico.
Oggi vado a casa sua, è domenica, sua madre, sicula doc, preparerà la pasta con le sarde, sicuro.
Arrivo a Desio in anticipo e mi fermo alla pasticceria vicino alla piazza centrale, ho già in auto una bottiglia di Ferrari, non mi piace andare ospite senza portare nulla e sapendo quanto siano buoni i dolci del Signor Paolini mi fermo a prendere un vassoio di pasticcini, esagero, ma me ne rendo conto solo quando sono in macchina, il vassoio è talmente grande che non ci sta sul sedile passeggero della mia odiata Fiat Punto.
Arrivo in Via Grazia Deledda numero 7 e vedo suo padre che innaffia le piante in giardino, mi saluta con un cenno della mano, e poi eccolo li, la camicia a scacchi viola che indossa sempre, quando, come adesso, lavora al motore della sua harley, mi viene incontro e, tenendo le braccia alzate come se fosse ostaggio di un rapinatore, si avvicina e mi stampa un bacio rumoroso sulle labbra,  "hai sempre le mani sporche di grasso quando vengo a trovarti, ma com'è possibile?" Gli domando scherzando, e allora, orgoglioso mi conducei verso la suaroad king custom e mi illustra le ultime fantastiche modifiche che ha fatto al carburatore, sento la voce di tua madre strillare che il pranzo è in tavola e salvarmi dalla tua logorroica spiegazione.
Entro in casa, è tutto come una settimana fa, eppure mi sembra ci sia qualcosa di diverso, o forse sono io, sua madre mi ringrazia per i dolci e per lo spumante e mi fa cenno di accomodarmi, poi mi guarda con un'aria da inquisizione e mi chiede se ho fatto qualcosa ai capelli, rispondo di no, non è soddisfatta, "allora ai denti" mi dice, " certo che no" rispondo, "beh agli occhi, ne dubito, sei troppo giovane per fare dei trattamenti, comunque hai qualcosa di diverso, sei più bella, più luminosa", mi dice. Ringrazio senza aggiungere altro, e finalmente mangiamo, ziti con le amiche sarde, buonissimi, poi calamari ripieni, frutta e arrivano anche i pasticcini, che non tocco per via dell'abbuffata di calamari e ziti, ma soprattutto perchè non sono una fan dello zucchero e di tutto quello che ci si fa in pasticceria.
Dopo un caffè veramente buono e un paio di limoncelli io e Marco ce ne andiamo in camera tua per stare un po' soli, mentre sua madre rassetta prima di andare a trovare tua zia e prima di lasciarci la casa, ed ogni suo angolo totalmente a disposizione.
Saliamo velocemente in camera, e senza troppi complimenti mi sfila il golfino d'angora che mi ero messa e comincia a baciarmi sul collo, con una certa foga, che stento ad apprezzare, mi sento stranamente rigida e senza alcun trasporto, avverto le sue dita che slacciano il mio reggiseno come una minaccia incombente, come l'annuncio di qualcosa che in realtà non voglio. Quando mi sfila i jeans e intrufola le falangi sul bordo del perizoma avverto ancora più fastidio, ma cerco di rilassarmi ottenendo l'opposto, Marco mi guarda, e stacca le dita dal mio sesso freddo, sono asciutta come il deserto del Sahara e lui l'ha sentito.
Non è mai successo.
Mi chiede se qualcosa non va, se sto bene, se ha sbagliato dicendo o facendo qualcosa di inopportuno, gli rispondo di no, che non capisco, che abbiamo sempre fatto scintille a letto, ma che non riesco, non ce la faccio, il mio corpo non reagisce agli stimoli, e mentendo, gli dico che invece io lo vorrei tanto.
Si avvicina, tenero, mi bacia dolcemente, ma io ho l'impressione che la sua saliva abbia cambiato sapore, il suo tocco mi è estraneo e per nulla eccitante. Si è rotto qualcosa?
Smettiamo, io mi rivesto, imbarazzata, mi inginocchio e gli faccio un pompino per consolarlo, mentre muovo la bocca sul suo cazzo durissimo comincio a pensare che forse quello che è successo solo pochi giorni fa con Stefano ha lasciato degli strascichi...

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